INVIATO REGIONE ABRUZZO
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IN BICI NEL SALENTO

Erano anni che avevo in programma una gita nel Salento perché nonostante  sia riuscito a coprire in sella alla mia amata bicicletta gran parte del territorio italiano oltre ad altre località   estere note tra i ciclisti per la  presenza di importanti vette da scalare come il Galibier e il passo Rombo o essermi spinto oltreoceano fino a Cuba  nonché aver partecipato alla più blasonata delle randonnée, vale a dire la Parigi Brest Parigi, non ero ancora riuscito a fare un giro in quei  luoghi   che appartengono a un’ area geografica  definita,  per via della sua conformazione,  “tacco d’ Italia”.

Nonostante per tanto tempo avessi inseguito questo sogno non stavo più pensando ad un viaggio nel Salento, finché, vedendo in una trasmissione televisiva i componenti del gruppo musicale Boomdabash, originari della provincia di Lecce, presentare il loro primo libro dal titolo “Salento d’amare”, è riscattata in me la molla di volerci andare. Quindi in meno di una settimana mi sono organizzato e sono partito per un tour in bicicletta di cui, nelle righe seguenti, vi farò un resoconto allegando delle foto, perché tra i frequentatori di questo sito web potrebbe esserci qualcuno che venga attratto dall’idea di pedalare in uno dei posti più belli del nostro Paese.

                Sono partito alla volta del Salento lo stesso giorno in cui l’Italia debuttava agli europei di calcio, ma allora ancora non si sapeva che quel campionato avrebbe regalato agli italiani grandi emozioni.

                In auto ho raggiunto Lecce, facendo prima tappa a Brindisi, dove ho avuto il primo approccio con la cucina locale, concedendomi un buon pranzo a base di pesce. Dopodiché, prima di risalire in macchina, una passeggiata sul lungomare mi ha fatto apprezzare le bellezze di questo posto nonché ammirare le tante barche che l’indomani sarebbero salpate alla volta di Corfù in occasione di una regata che si disputa tra le due sponde dell’Adriatico.

                Dal momento che il b & b che avevo prenotato si trova a   pochi metri dal centro di Lecce una volta scaricati   dalla macchina il piccolo bagaglio e la bicicletta ho dovuto cercare un posto dove lasciare l’auto, per la verità un pochino distante dalla casa dove alloggiavo in quanto nei pressi di quest’ultima la sosta è consentita solo per le operazioni di carico e scarico.  Sono stato però ripagato dalla vicinanza al cuore della città la quale mi ha colpito per la bellezza architettonica, per l’ordine e la pulizia nonostante la presenza di tante persone. La movida in corso non mi ha spinto ad indugiare, preferendo rientrare per mettermi a letto, in previsione del lungo giro che mi aspettava la mattina del giorno seguente.

                Intorno alle 7:00 mi sono messo in cammino, ovvero ho iniziato a pedalare verso San Cataldo, facendo caso che per i  cicloamatori leccesi quello che stavo intraprendendo  rappresenta il più classico dei giri anche se il più delle volte lo percorrono solo parzialmente dal momento che l’intero percorso misura 220 km pure se l’altimetria,  vista   la mancanza di salite, ma soltanto continui saliscendi facilmente pedalabili,  rimane abbastanza contenuta, non superando complessivamente  di molto i mille metri di dislivello complessivo

                I primi km li ho condivisi con un ciclista del posto, incontrato casualmente, il quale mi ha fatto da Cicerone illustrandomi qualcosa del territorio e dandomi la possibilità di visitare la spiaggia di Torre dell’Orso, stretta fra le scogliere. Una volta che la persona che avevo da poco conosciuto, dopo avermi offerto un caffè, ha fatto dietrofront per tornare a Lecce dove gestisce un’attività turistica, mi sono ritrovato a pedalare da solo.

                A Otranto non mi sono voluto perdere una capatina al centro storico, nonostante le sue viuzze siano poco adatte alle ruote di una bici da corsa.   Anche se non mi è stato possibile dedicare più tempo a questo bellissimo posto, mi basta quello che ho visto per essere d’accordo con chi c’era già stato e me ne aveva decantato la bellezza.

Grazie alle poche auto e alla tranquillità nella quale ero immerso, ho proseguito sulla litoranea con l’espressione di chi ha lo sguardo rapito dalla visione dell’azzurro dell’acqua che quasi senza interrompersi si confonde con il blu del cielo. Di fronte a questo spettacolo della natura mi sono tornate in mente le parole di una bella canzone di Domenico Modugno, il quale probabilmente, davanti ad uno scenario simile nella sua Puglia, aveva provato la mia stessa sensazione:

Ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto: ti hanno inventato il mare eh!

Continuando a pedalare sono giunto al giro di boa che, nel caso specifico, coincide con Santa Maria Di Leuca, quasi sicuramente la perla più famosa del Salento in quanto si trova nel punto in cui   i due mari, Adriatico e Ionico, si incontrano. Pur troppo non sono riuscito a visitare questa località, un tempo luogo di villeggiatura preferito dalle famiglie benestanti. Quindi in fretta, dopo aver fatto una pausa per mangiare un panino, mi sono rimesso in viaggio dal momento che il cielo si era nel frattempo rabbuiato e le prime gocce d’acqua mi inducevano ad accelerare il passo, ovvero a spingere con più foga sui pedali.

                All’azzurro dominante di poche ore prima si era sostituito, infatti, un grigio plumbeo accompagnato da un forte temporale che non ha mi impedito però di continuare a pedalare e di non demordere in vista del traguardo distante ancora un centinaio di chilometri. Mi è dispiaciuto perché l’acquazzone mi ha fatto perdere lo scenario di quel lembo di terra conosciuto come le Maldive del Salento, benché   la visuale, seppure offuscata dalla pioggia, delle palme reali e del lido selvaggio abbia lo stesso rievocato in me il ricordo di remote spiagge cubane.

                Infine non poteva mancare una visita a Gallipoli, dove, grazie alla tregua meteo mi sono potuto permettere una sosta, per fare anch’io il turista seduto al tavolo di un bar e gustarmi un gelato. A questo punto   mi restava l’ultima parte del giro che, una volta, uscito da Porto Cesareo e   lasciatomi il mare alle spalle, all’altezza di Porto Cesareo, si sarebbe concluso dopo aver percorso una ventina di chilometri su strade interne fino a Lecce.

Ho un bellissimo ricordo di questa esperienza e spero di poter tornare in quei posti magari restandoci un pò di più per scoprire qualcosa di nuovo. Ora vi saluto con l’auspicio che possiate raggiungere anche voi delle località che vi appariranno più affascinanti se le scoprirete in sella ad una bicicletta.

PIERGIORGIO

PIERGIORGIO

ABRUZZO - CASTEL DI SANGRO (AQ)